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> Poesia e scrittura italiana! moderna!!!, Tutto di poesia e scrittura moderna!
Any
сообщение 10.1.2008, 16:49
Сообщение #1


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Ciao a tutti!!!!
Io sono un fan di poesia italiana e anche scrittura. Ho conoscuto con qulche belissime scrittori e poeti italiani! Anche se non parlo bene italiano e adesso solo imparo mi piacerebbe discuttere di quella belissima tema. Spero che voi avete suoi opinione di quella belissima cosa.... appeno comincio quella belissima tema... vi faccio leggere una poesia...

IERI SERA CON TE

Ieri sera con te,
Non sono stato
Come l’amico
Di sempre che
Ti ascolta, ti parla,
Ti porta fra gli angeli
E fra le onde dei
Miei umori.
Non sono nessuno
Quando non ti
Accrezzo con le parole
E con lo sguardo;
Sento la mia nulità
Quando non trovi in me
Le cose che vuoi.
Tu sei più del mio cercare,
Io capisco quando ti
Accompagno al letto
Col pensiero e rimango
Lacero e solo in un
Vuoto di sentimenti.
Ieri sera non avevi
La consueta tristezza
Che ti fa dolce e particolare,
Eppure c’erano più cose
In te che nell’universo;
Io stesso mi sentivo
Perso in te e non
Riuscivo a trovarmi
Se non al di là
Di un’eloquenza inespressa.
Mendicavo qualcosa al cielo
Per potertela dare,
Ma ero più povero
Della mia solitudine.
Lungo il mare,
Durante la passeggiata
Al porto, dicevamo
Cose già dette e nulla
Di noi per poi.
Tu mi parlavi di
Un altro e io pensavo
A te senza lui;
Ogni parola era un disorso,
Un disorso senza fine
E somigliava a un silenzio
Di nuvole sciolte
Su di noi,
Naufraghi in un
Oceano di ricordi!
Il giorno era morto
E ti facevi più bella,
Guardavo nei tuoi
Occhi di bosco
Una pioggia di stele
E supplicavo il vento
D’accarezzarti.
Immaginavo le dita
Fra I capelli
E un pensiero frugava
Senza egoismo,
In felicità non mie.
Poi, indovinavo
Nel buio le tue labbra
Chiuse e le mani,
Le mani impietose
E ferme sulla tristezza
E me ne andavo
Senza dirti nuolla
Per domani.
flowers1.gif

Spero che piacere a voi!

Con tutto cuore, Any wub.gif
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Any
сообщение 11.1.2008, 15:02
Сообщение #2


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Дааа... может быть я не в том месте форум завела... или уже такой существует и я просто еще его не нашла...
В любом случае, если что подолжу свои дискуссии в одиночестве))))))))))

Целую....
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Any
сообщение 14.1.2008, 13:32
Сообщение #3


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Ciao!!!
Forse avete interesso di leggere un bell racconto... erotico!!!!
Vi faccio leggere... Scritto da un Grande scrittore italiano...
Speriamo che vi piace!

Un abbraccio da Any

Stazione centrale. Ore 10.35
Eccomi qui. In un altro giorno perso nella memoria. Uno di quei giorni inutili che fra un mese sarà già cancellato. Potrei persino camminare ad occhi chiusi contando soltanto i passi che mi separano da quel grigio, freddo e stramaledetto treno!! E poi decidere pure, per una volta di mandarlo affanculo!
Ma so che non accadrà. Come sempre farò quello che devo fare, senza strepiti e senza urli. Senza mandare all’aria questo perfetto meccanismo TritaEmozioni nel quale sono ormai rinchiuso.
Come ogni giorno sono in anticipo. E come ogni giorno mi infilo nel bar della stazione, con il suo sottofondo di tazzine poggiate sul bancone, di posate che tintillano nelle lavastoviglie, del vociare, talvolta irritante, di quelle altre anime invisibili che si concedono due battute con chi sta al di là del bancone, prima di essere ingoiate, masticate e digerite da quella loro vita senza via di scampo. Tanto per avere l’illusione che esistono. Che pensano. Che qualcuno tiene in conto quello che dicono.
Parole, le loro, disciolte nelle spire dei vapori che fuggono da quelle tazze sporche di latte, caffè e speranze ingoiate d’un fiato per nasconderle velocemente ai propri occhi. E poi diligentemente seguire quei bui corridoi di nulla che li aspettano all’uscita del bar.
Commiserazione...come mi viene bene!!
Mi avvicino al banco, non c’è neanche bisogno che dica cosa voglio, la tazzina è già lì ad aspettarmi, quando uno squillo mi dice che è arrivato un messaggio. Sfilo il cellulare dalla tasca dei jeans. E’ lei. Non dimenticarti della cena di stasera. Perentoria. Fredda. Impersonale. Neanche un ciao, un ti voglio bene...e forse è anche meglio così...
Rimetto il cellulare nella tasca dei jeans e allungo la mano verso il caffè ma invece della tazzina trovo qualcosa di morbido, caldo e vellutato. Mi volto istintivamente verso quella “cosa” inaspettata e scorgo una mano di donna cingere quella tazzina ed io la sua.
Alzo lo sguardo verso il suo viso con gli occhi coperti da scuri occhiali, e per qualche millesimo di secondo la mia mano resta sopra la sua, con il mio sguardo che cerca di superare quella barriera oscura mentre una scossa attraversa il mio corpo come se fossi in una cabina di quelle ad alto voltaggio con su scritto pericolo di morte e la sua mano, la sua pelle... fossero un cavo toccato per sbaglio.
“ Mi scusi!” Le dico “Pensavo fosse il mio...” parole sospese in quei 30 cm che separano i nostri visi.
Lei accenna un sorriso. E quel sorriso mi dice, per un attimo, che lei non è un’estranea ma la donna che potrei aver amato o amare, la donna che desidero, e davanti a me scorrono infinite istantanee di noi... come in una folle fantasia adolescenziale...
Sorrido a mia volta, il mio primo sorriso nelle ultime 35 ore.
Lei piega la testa appena di lato, o forse sono io che l’immagino...sento ancora la sua morbida pelle, vorrei dirle qualcosa...qualcosa di simpatico, di intelligente, qualcosa che la faccia ridere... ma sembra che le parole mi abbiano abbandonato, e riesco a dire solo:
“mi scusi ancora...” Lei accenna un saluto di commiato, o almeno credo che sia così, e si volta di spalle a sorseggiare il suo caffè... mentre il mio sguardo si posa su quella massa di capelli neri, una cascata inquieta dalla quale vorrei essere travolto, nella quale perdermi incosciente lasciando tutto questo tormento, questa inquietudine, questa confusione, anche solo per una manciata di minuti chiudendola a chiave in qualche segreto scrigno della memoria...
Poi sento il suono della tazzina sul bancone. E’ il mio.
Afferro la tazzina mentre nella mia testa quella poca lucidità ancora rimasta si affanna a cercare le parole da rivolgerle. Se solo si voltasse di nuovo tutto sarebbe più semplice. Ma questi pensieri si fermano quando il caffè bollente mi cade sulla mano a causa di un idiota sgomitante.
“Ma dico io...”
“ Mi scusi ” si affretta a dire un ragazzo butterato “ è che vado di fretta...”
“Siamo in una stazione” replico stizzito “tutti vanno di fretta!”
“ Lo so, lo so...senta se vuole le offro un altro caffè”
Avrà si e no 17 anni.
“ Dagli una salvietta!” fa a bassa voce la ragazzina che le sta aggrappata al braccio come un cucciolo di scimmia. E in quel momento rivedo me stesso a quell’età...i miei primi amori...quelli eterni, con i progetti di matrimonio e prole che si scioglievano come neve al sole alla fine di ogni estate...
“ Non fa niente...” gli dico accennando un sorriso, e con l’animo rasserenato mi volto verso di lei ma trovo solo una tazzina vuota sul bancone e quel profumo che permane ostinato come un ricordo... insieme a quel senso di vuoto con il quale ero entrato e che è ancora lì, ghignante e sprezzante.
Del resto come credi che sarebbe potuto andare? Certe cose succedono solo nei film...è già tanto che quella visione sia comparsa in questo buco di posto.
Così butto giù quel poco di caffè rimasto ed esco ... lasciandomi inghiottire da quella ciabattante monocromatica triste folla nella speranza di poter sparire e di dissolvermi incosciente...
dimenticando tutto... anche me stesso....
Il tabellone segna il mio binario con 10 minuti di ritardo sull’orario previsto. Così mi incammino senza fretta schivando valigie e esseri umani di multicolori razze, mentre vengo lentamente avvolto in un bozzolo di incomprensibili lingue, di addii, di lacrimosi ricongiungimenti, di raccomandazioni, di scrivimi, di telefona, di sguardi e teste chine di fronte all’ineluttabilità della vita, di banchine piene di promesse e speranze tranne che nel metro quadrato dove mi fermo...saturo solo di commiserazione da due soldi.
“E’ in arrivo il treno al binario...” gracchia l’altoparlante. E’ il mio treno e per un attimo quei pensieri scivolano via.
Ed ecco che arriva quell’abominia metallica tutta sferragliante a cui nessuno sembra aver detto che ha 35 minuti di ritardo, roba da deposito permanente in quel di Svizzera.
Finalmente le porte si aprono scaricando il prezioso carico di carne umana, con quella folla sulla banchina ansiosa di regalargli un altro succulento pasto...
Salgo, cercando uno scompartimento poco affollato, non ho proprio voglia di ascoltare patetici clown e loro patetiche storielle da treno, ma tutti gli scompartimenti sono occupati. Che palle!! Continuo la passeggiata lungo il corridoio con lo sguardo che ogni tanto si sposta fuori dal finestrino verso quella massa di tragici caratteristi. Su quelle teste brulicanti che si muovono, si urtano, si schivano, che si voltano inquiete come cercando qualcosa di prezioso. . . facendo quello che faccio io...cercare una via di fuga dalle loro scialbe e piatte vite...
Sono in prossimità dell’ultimo scompartimento del vagone, è chiuso e con le tendine tirate tranne che per uno spiraglio di pochi centimetri. Do un’occhiata, più per curiosità che per sapere se c’è posto, come sempre ci sarà una coppia ottuagenaria che non vuole rompicoglioni tra i piedi per la durata del viaggio, di quelli che vanno a seppellire qualche lontano parente di cui si erano scordati l’esistenza fino al momento della notizia del funerale e che ti spiattellano la loro vuota odissea familiare con dovizia di particolari. E’ inutile persino chiedere di entrare, tanto rifilano la solita vecchia solfa dei posti occupati da inesistenti amici che si sono allontanati un attimo.
Mi avvicino ma trovo lei...la donna del bar!
Perchè è qui? Che cavolo è questo? Uno di quei segni rivelatori tipo Sliding doors in cui se entro mi cambia il destino! Oppure è solo una banale coincidenza? Nel mentre che macino pensieri mi sposto da un lato in modo da poterla guardare senza essere visto. In verità più che guardare, i miei occhi la accarezzano, la toccano...lentamente saggiano la sua carne scolpita da un vestito nero che aderisce al suo corpo come una seconda pelle. E’ seduta compostamente, con le gambe accostate e le caviglie incrociate. Porta ancora gli occhiali, sta guardando fuori del finestrino. E’ un corpo ricco e pieno...uno di quei corpi che sembra aspettino solo di essere presi da mani di desiderio e respiri di inquieta voglia... Il vestito è lungo tale da lasciare scoperte solo le caviglie, bianchi( lattescenti) i delicati steli di alabastro che risaltano, tesi, sul nero di quelle affilate scarpe da 15 centimetri con inquietanti fibbie e stringhe. Sono lì in contemplazione di quella visione inaspettata indeciso sul da farsi quando un efebico vecchio con una ragnatela di rughe stampata in faccia e una voce rubata al ringhio di un cane laringitico mi fa: “ Per-mess-so gio-va-not-tto” Strappando quel sogno come un foglio di carta per poi ficcarselo in quella sdentata bocca fuliginosa...gran bastardo, spero solo che cada dal treno su una roccia appuntita e di testa.
Cosa faccio? Per un attimo esito. Dovrei tirare dritto e dimenticarmene, meglio stare lontani da queste potenziali incasinavite...ma mentre questo pensiero si fa strada in me ho già afferrato la maniglia e aperto la porta.
Lei si volta. Indossa ancora gli occhiali. Mi squadra come se fossi un arabo al check-in dell’aeroporto di New York.
“E’ libero?” le chiedo.
Mi fa cenno con la mano di accomodarmi senza mai distrarre lo sguardo da me.
Entro e poggio la 24 ore sul sedile, sempre seguito dallo sguardo di lei, me lo sento addosso come un vestito bagnato aderente ad ogni muscolo che fletto appositamente prendendomi tutto il tempo necessario per farle ammirare questo magnifico esemplare di maschio che scoppia di salute e desiderio, se non altro tutte quelle ore in palestra per ritardare il rientro a casa sono servite a qualcosa...
Naturalmente mi siedo nel sedile di fronte a lei, vicino al finestrino.
Siamo uno di fronte all’altra, posizione strategica per ammirare qualche spettacolino imprevisto tra le sue cosce. Benché la gonna che indossa sia lunga da qui riesco a intravedere uno spacco che potrebbe rivelarsi interessante...
E tutto mi dice che questa donna mi desidera, mi vuole...tutto sta a sapere quanto realmente sono io a desiderarla oltre che nella mia fantasia.
Comincio a cercare i suoi occhi dietro quelle lenti scure. E quando finalmente li toglie...quel viso prende vita, dentro e fuori di me! Di una bellezza e intensità da togliere il fiato. E’ come se fossi tornato bambino incantato davanti al travolgente spettacolo del circo con gli acrobati che rischiano di cadere da un momento all’altro, e il domatore di finire tra le ringhianti fauci delle tigri con quell’odore di segatura, animali e adrenalina, e il desiderio di perpetuare all’infinito qualcosa che non credevo potesse esistere...
Prende un libro dalla borsa... Il tropico del cancro di Henry Miller. Piuttosto inconsueto per delle curve come queste solitamente alimentate da patinate riviste sedapensieri con foto di star e starlette intente a mangiare, passeggiare e posare con didascalie degne di essere lette solo da un handicappato mentale con l’emicrania al 6° giorno di stipsi.
Quando, inaspettatamente, abbassa il libro sulle gambe e si sbottona la camicetta. Solo due bottoni, quel tanto che basta per liberare quel selvaggio décollète che satura ogni centimetro di quello scompartimento, che improvvisamente diventa incandescente e che mi procura un erezione che i jeans non riescono a nascondere.
Lei intanto sbuffa. Si tampona la fronte con la mano libera. Inizia ad agitare quel libro come un ventaglio mentre io sto per andare a fuoco.
Poi, tanto per aumentare la pressione nei miei jeans, fa scivolare la sua mano su quello spettacolo inaspettato, come per essere certa che non mi distragga, e che magari guardi i vari avvisi di non sputare a terra affissi nella cabina piuttosto che quei turgidi seni che cercano di liberarsi dalla stretta di quel reggiseno di pizzo che ora fa capolino dal vestito nero... se dessi retta al mio istinto le strapperei quei vestiti di dosso prendendola con violenza su quel sedile. Proprio qui, mentre il treno è ancora fermo con la folla sulla banchina pronta a guardare, trasformando quel finestrino sporcato dalla pioggia in uno schermo di 50 pollici che trasmette programmi per adulti senza però dover pagare canoni di abbonamento difficili da giustificare nei conti di fine mese...
E’ come se un istinto animalesco avesse preso il sopravvento su ogni pensiero razionale. Un istinto fatto di odori, sensazioni Con il desiderio che pulsa...e che vuole riempirsi della sua carne e dei suoi respiri.
Ma cosa sto facendo? Cosa voglio? Qui Tutto sta andando oltre il consentito...quello che mi aspettavo era solo una piacevole chiacchierata
nei sei proprio sicuro?
o al massimo rubare la vista di una coscia che si affaccia da quello spacco...nient’altro...
a me non la dai bere...
ok magari non è proprio così...forse...
forse speravi di scopartela
si forse si!!! Ma non così...
Devo muovermi, devo fare qualcosa ... non posso restare qui sbavante e adorante...non è da me...mi sento come in trappola e mi ci sono messo da solo. Non riesco e ne voglio restare seduto ad aspettare...aspettare poi cosa?
Tra l’altro mi rendo conto che sto sudando...la fronte è bagnata...non capisco se è davvero per il caldo o per quella furia che scalpita in me. Però...anche lei è accaldata. Meglio aprire il finestrino e far entrare un pò di aria fresca.
Così mi alzo deciso a tirare giù quella lastra di cristallo schizzata di pioggia.
E in quel momento, ormai in piedi, mi rendo conto che la mia erezione è all’altezza del suo viso...a meno di 50 centimetri!!! Vedo le sue carnose labbra cremisi socchiudersi, vedo le sue narici inspirare profondamente gonfiando quei seni mentre guarda impudentemente la patta dei miei pantaloni...ed ecco che le mie fantasie adolescenziali tornano a galla . . . io e una donna, anzi un pezzo di donna che lo farebbe drizzare persino al cadavere di una checca ottuagenaria!, chiusi in uno scompartimento di un treno con lei che mi si concede lascivamente. Una sconosciuta di cui non saprò neanche il nome e mi darà il suo corpo furiosamente, con violenza e passione, ed è quello che sta pensando anche lei, lo vedo in ogni muscolo del suo viso...se solo mi guardasse...
Mi volto verso il finestrino, porto le mani sulla banda metallica e faccio forza.
E’ incastrato. Mi sforzo mettendo sulle mani i miei 75 kg di muscoli, e non so il perchè, ma lo sforzo produce un’onda di pulsante dolore e piacere nei pantaloni. Fa male, ma non faccio in tempo a pensarlo che il treno parte, scaraventandomi contro di lei che istintivamente si porta le mani sul volto per proteggersi da questa valanga umana che sta per travolgerla ritrovandosi tra le mani il mio sesso in erezione. Riesco a restare in piedi sorreggendomi sulla parete mentre lei si tiene a quel corrimano di pregiata fattura. Il tutto dura pochi secondi. Secondi che sembrano secoli, con il tempo indelebilmente sospeso e fisso nella memoria.
Mentre lei si ricompone riprendo il mio posto con il mio viso che si accende di un rosso porpora. Un imbarazzo che però lascia subito il posto ad un’eccitazione nuova ed intensa.
Vorrei dire qualcosa ma in realtà non c’è nulla da dire, a parlare sono i nostri respiri.
Respiri appena sussurrati...come fossero parole tra amanti dette in un randez vouz segreto.
Sento ancora la sua mano su di me, è ancora lì... quando ecco accadere quello che ogni maschio desidera ogni volta che una donna gli si siede davanti. Lei accavalla le gambe.
Con il mio sguardo che si insinua tra quelle carnose cosce. Percorro quelle gambe con lo sguardo e per un istante desidero essere un animale privo di coscienza e morale, pronto solo ad assecondare i propri istinti. Mi avventerei su quella calda preda dilaniando paura e peccato, lasciandola nuda su quei sedili, con me ringhiante e sbavante, pronto ad azzannare quella carne, a prendermi il suo corpo con una inaudita violenza, entrando in lei come mai nessuno, respirando le sue grida, nutrendomi dei suoi gemiti, spingendo in lei ... quando ogni fantasia legata a questo gesto sembra diventare realtà non appena lei...mi tocca!!
Si perchè ora il suo piede destro sfiora il mio ginocchio e una brivido percorre il mio corpo...In un’altra occasione le avrei chiesto scusa facendole spazio e cambiando sedile. Ma non ora, anzi decido di avvicinare sempre più la mia gamba...le tocco la caviglia...tenendo sempre i miei occhi fissi sul suo viso...pronti a catturare ogni sua espressione, pronto a fare mio il suo sguardo... che però sprofonda di nuovo nelle pagine di quel libro.
E’ la prima volta che mi accade una cosa del genere, ho paura che mi lanci uno sguardo di fuoco accompagnato da gelide parole, del tipo allontani subito quel ginocchio!! mi sento morire al solo pensiero, ma non posso tirarmi indietro,
E senza pensare, le mie gambe si chiudono sul suo piede...mentre lei senza abbassare quel libro comincia a scivolare lentamente sul sedile con il suo piede che avanza tra le mie gambe fino a toccarmi.
La mia testa sta scoppiando. Mi sembra tutto una follia, non capisco più niente...Lei è su di me, mi cerca e faccio quello che mai avrei pensato, le afferro il piede. La sua pelle è come seta, sentire quella carne sotto le mie mani mi toglie il respiro. Le sfilo la scarpa. Cade a terra. So che il treno sta avanzando, ma non sento alcun rumore ne vedo quel mondo ormai lontano scorrere fuori del finestrino...sento solo la mia mano stringersi attorno a quel piede carnoso e caldo.... ma lei scalza la mia presa per puntare nuovamente su quel pulsante rigonfiamento stretto nei jeans.
Le mie mani si insinuano sotto alla gonna scivolando sulle sue gambe, assaporando quella lattescente pelle mentre lei si ostina a guardare quel libro... vedo le sue narici inspirare più aria di quanto potrebbero con il respiro diventare sempre più profondo, con le sue guance che si accendono di un rosso peccato...come le mie.
Ogni secondo che avanza mi sembra l’ultimo, quello da fermare nella memoria...e poi ecco qualcosa di ancor più impossibile.
Il vestito lentamente scivola liberando così quelle bianche e turgide gambe, diventate ora il mio solo e assoluto desiderio. Le mia mani sono ora sulle sue cosce, pronte a scavarsi un varco con le dita per arrivare lì, il centro di ogni sogno erotico, di ogni fantasia sessuale, ma i muscoli fin’ora così docili si irrigidiscono. Cosa succede? Non vuole? Resto per un attimo interdetto. Non so cosa fare, non conosco le regole di questo gioco.... Ma è solo un pensiero veloce come un battito di ali, perchè c’è ancora il suo delizioso, carnoso, morbido piede che è ancora lì sul mio bacino che mi accarezza come se fosse la mane di una vogliosa amante e tutto diventa chiaro.
Vuole che stringa con maggior forza quella carne. Fino a farle a male, fino a vederla mordersi le labbra, fino a sentire il suo respiro che si abbatte su di me caldo e violento. Ed è questo che faccio!
Guardami! Sto per gridarle, ma prima che possa articolare un solo suono lei fa qualcosa che mai mi sarei aspettato, abbassa il libro e solleva l’ultimo lembo di quella gonna, posando il suo sguardo sulle mie mani mentre le sue cosce si aprono come le acque del Nilo, svelando la forza, la potenza e il segreto che sovrasta ogni cosa e uomo.
Il mio cuore è ormai impazzito tra poco spaccherà la gabbia toracica schizzando fuori da me.
I nostri visi sono ora vicini con il mio sguardo fisso su di lei che con un impercettibile gesto della testa mi esorta a guardare quello spettacolo...
E’ come se quel corpo non fosse il suo, come se stesse assistendo a quell’eccitante spettacolo senza viverlo in prima persona. Vuole vedere. Vuole divorare con lo sguardo ed ogni senso questi momenti e così anch’io...
Eccole lì quelle mutandine trasparenti...e a quella vista il mio respiro si ferma così mi obbligo ha prendere una boccata di quell’aria satura di indecenti pensieri e peccaminosi desideri ingoiandola prima di rischiare un mancato ossigenamento delle cellule cerebrali mentre lei afferra le mie mani guidandole verso quella visione completamente rasata.. E’ liscia e rosea, con le mie dita impazienti e la mia bocca che desidera solo abbeverarsi a quella sorgente lasciando che si riempia del suo dolce nettare.
Ma nel momento in cui le mie dita stanno per scivolando sotto le mutandine ecco arrivare, lontana, una voce maschile. All’inizio non capisco con le sue mani che si stringono sulle mie, poi questa voce si fa sempre più vicina, più chiara, come le parole che dicono biglietti signori!!
E’ il controllore...sicuramente nello scompartimento prima del nostro. E quell’incantesimo inevitabilmente si spezza, come se quelle parole biglietti signori!! fossero in realtà qualche formula magica volta a riportare il tutto alla normalità.
Tutto scompare, come un castello di sabbia sotto una pioggia estiva, con io che mi ritrovo compostamente seduto al mio posto. Quello che non sparisce, è la mia erezione...sempre lì, incapace di arrendersi all’evidenza di quell’eccitante realtà.
Lei, invece, volutamente non si ricompone ad eccezione della scarpa che torna a vestire quel piede che voglioso e curioso. Per il resto se ne sta lì con la gonna tirata su, le cosce aperte con quella magnifica visione carnosa e bagnata pronta ad accogliere ogni mio desiderio.
Lei ora si limita a guardare fuori dal finestrino. Io guardo lei. Vorrei prenderle quel viso e voltarlo verso il mio. Costringerla a guardarmi, a darmi la sua anima... E mi chiedo perchè non lo faccio invece di limitarmi a pensarlo.
Quando finalmente quella porta si apre.
- Salve signori! – fa il controllore con una voce stanca e ######e.
- Biglietti per favore.
Sfilo il mio dai pantaloni. Lei apre la borsetta prende il suo.
Non le tolgo gli occhi di dosso. Rubo ogni suo movimento, ogni suo gesto.
Porgo il mio biglietto a quella che è solo una macchia blu alla mia destra, un fantasma burocrate e obliterante che ha cancellato quell’indecente sogno dalla lavagna della mia fantasia ma che in qualche modo ne ha generato un’altro...del tutto inaspettato. Forse per questo non lo odio o lo mando a quel paese almeno fin quando davanti a me ci sarà lei e il suo sesso con quelle magniche labbra appena dischiuse.
Lei ... che lo guarda, che gli porge il biglietto, che gli sorride. E lui che restituisce quel pezzo di carta come se fosse tutto normale, come se se lei non fosse a gambe larghe con il vestito tirato su.
La mano di lei che leggere libra nell’aria, quell’efebica delicata aggraziata mano che avrei voluto sentire sul mio corpo, stretta intorno il mio sesso...
- Cinque minuti signora. – dice il gran capo. E si volta per uscire strizzandomi l’occhio, come si fa tra vecchi compagni. Come a dire in gamba amico scopatela pure!
Ed è proprio quello che stavo per fare, brutto idiota.
Ma appena la porta si chiude lei si ricompone.
Rimango interdetto, confuso ed eccitato. Davanti a me c’è ancora un’estranea di cui non so neanche il nome, con la quale non ho scambiato una sola parola o uno sguardo. Come posso riprendermi quel corpo? Dicendo cosa??
Poi improvvisamente quelle parole risuonano forti e chiare nella testa 5 minuti signora. Cosa voleva dire? Che tornerà fra cinque minuti per farle la festa? Che fra 5 minuti aprirà il vagone bar? E poi ecco arrivare la risposta. I cinque minuti si riferiscono a ciò che c’era scritto sul biglietto. La fermata alla quale lei dovrà scendere!
E difatti lei ha messo il libro nella borsa e ora si sta guardando il viso in uno di quei specchietti per signora, probabilmente controllando che il trucco sia in ordine.
Il sedile improvvisamente si dissolve lasciando il posto ad un nulla nel quale precipito.
Per qualche minuto la testa sembra voglia scoppiare, vorrei gridare e fermare questo fottuto treno . Impedirgli , ad ogni costo, di raggiungere quella stazione che è lì, pronta a portarmi via questo sogno.
Guardo la leva d’emergenza come se fosse l’unica e sola salvezza. E mi rendo conto che sto delirando. Quella è solo una donna e al massimo riuscirò a scoparmela. E allora? Quante me ne sono fatte? E quante ancora ce ne saranno? Chi se ne frega di...ma non posso finire la frase perchè il desiderio si impossessa di me con una tale violenza da spazzare via ogni barlume di ragione.. Perchè lei non è una scopata e mai lo sarà. Lei è un sogno che si è abbattuto sulla mia vita come un uragano, qualcosa che è andato al di là di ogni fantasia. Qualcosa... a cui non intendo rinunciare.
Cinque minuti...Trecento secondi ancora con lei. Trecento secondi che pulsano nella mia testa. Ci sono decine di cose che potrei dire e fare...e me ne sto lì, seduto e immobile con la mente che spazia tra passato e futuro regalandomi un’inerzia che sto maledicendo, quando lei si alza.
Ho il cuore che mi pulsa nella gola. Lei si volta e si allunga per prendere la valigia riposta in alto. Di scatto mi alzo. Le sono dietro.
- Faccio io – Dico, sparando quelle due parole in quella profumata foresta di capelli neri. Lei non risponde. Non si muove. Mi sporgo per prendere la valigia restando però dietro di lei e nel farlo la sfioro. Restiamo fermi per un attimo con tempo, respiri, pensieri... tutto perfettamente immobile e fisso..
Non ho idea di cosa aspettarmi. Sto solo seguendo il mio istinto... quando sento il suo corpo muoversi e aderire al mio. Ed ecco un’onda di calore che mi investe, la pelle che brucia...
Ho ancora le mani sulla valigia, il tutto è stato velocissimo e inaspettato... come pure le mani di lei che afferrano le mie portandole sul suo seno, mentre comincia a muoversi contro di me lentamente e ma con una tale forza che a stento riesco a restare in piedi
Le sue calde mani lasciano le mie. Scivolano sul suo corpo fino alle cosce, dove iniziano a sollevare il vestito, divorando quella morbida stoffa centimetro dopo centimetro, fino a rimanere scoperta dalla vita in giù.
Indossa un perizoma e le mie mani non si lasciano pregare riempiendosi di quella carnalità nuda mentre lei si sporge in avanti sorreggendosi ai poggiatesta. La sua schiena si flette. Le mie mani la percorrono tutta fino ad arrivare ai suoi capelli, fino a stringerli nelle dita e tirarli a me spingendo la mia erezione contro di lei. Un piccolo gemito echeggia in quello scompartimento.
So quello che vuole e che voglio anch’io, così afferro quel filo di stoffa che si perde in quel sogno proibito e tiro con forza. Lei emette un gemito, forse le ho fatto male e la cosa mi eccita.
Le passo una mano sotto... è bagnata... la sento accogliere le mie dita ma è solo un gesto di cortesia perchè non sono quelle che vuole.
Mi sbottono i pantaloni, mi tiro giù i boxer. Potrei venire da un momento all’altro... me ne rendo conto quando lo prendo in mano... siamo entrambi eccitati come più non potremmo.
Non appena la tocco con la mia nudità si sporge verso di me e a quel punto...la prendo con violenza furiosamente come mai mi era capitato. Scivolo in lei come se fossi guidato da qualche bestiale e incontrollabile forza.
Continuo a spingere come una furia mentre lei trattiene a stento i gemiti. Ora voglio solo venirle dentro, prenderla come mai ho fatto con nessun’altra!
Trattengo il respiro...fino a quando esplodo in lei. Per poi aprire la bocca e aspirare quell’aria satura di sesso e sudore prima di svenire.
Sono sfinito... indietreggio di qualche passo. Mi tiro su i pantaloni e mi abbandono sul sedile alle mie spalle... con lei che rimane per qualche secondo lì in piedi, con il corpo tremante e ansimante.
I suoi movimenti sono lenti...le sue mani incerte...è ancora scossa.
Mi aspetto che ora si volti, che, guardandomi negli occhi,mi dica che vuole rivedermi...vorrei finalmente sentire il suono della sua voce mentre pronuncia il suo nome.
Ma lei è ancora lì, di spalle. Potrei dirle io queste parole. Invece me ne resto fermo, incapace di alcunché.
La seguo con lo sguardo, voglio proprio vedere cosa farà, tanto potrò sempre raggiungerla nel corridoio e ...perchè no! anche scendere dal treno insieme a lei.
Così aspetto.
Lei si liscia la gonna, si passa le mani tra quei fluenti capelli, tirandoli indietro. Si volta verso la sua valigia e la tira giù e mettendola a terra, i capelli le ricadono in avanti nascondendomi il suo viso. Poi apre la porta e sollevando la valigia esce.
Io sono ancora lì incapace di capire cosa stia accadendo. Come se i nostri corpi non si fossero uniti, come se le nostre fantasie e i nostri più segreti desideri non si fossero fusi insieme. Come se fossimo solo due estranei che hanno condiviso lo scompartimento di un treno.
Me ne resto seduto...convinto che adesso tornerà indietro, che tornerà da me. E se non lo farà potrò sempre raggiungerla nel corridoio o scendere dal treno insieme a lei. Ma senza che me ne renda conto il treno è di nuovo in marcia. Mi alzo e mi avvicino al finestrino per vederla , per capire... per sapere se anche lei cercherà il mio sguardo. Ma è come se fosse scesa la notte, come se la fuori il sole si fosse oscurato avvolgendo tutto con un sudario di tenebre.
Non riesco a vedere nulla se non il mio viso riflesso sul quel vetro sporco... il mio viso illuminato da una tenue e fredda luce al neon. Il mio viso... quel vuoto involucro incolore che riesce a trovare un’emozione solo in un sogno.
Eccomi qui, lunghi capelli neri, quel mare di notte che si agita intorno al mio viso, quegli occhi scuri e profondi... li vedo scintillare...lo so che sono le lacrime che questo sogno ha chiamato.
Il finestrino della carrozza ha ripreso le fattezze reali della finestra della mia camera da letto, quella che da sul giardino davanti il mio palazzo. Mentre quella misteriosa enigmatica, sensuale, passionale donna riprende il suo nome e il suo ruolo. Paola , solo una moglie troppo sola che aspetta che il marito rincasi. Con la cena fredda sul tavolo e un cuore ancor più freddo in corpo. La mano è ancora nelle mutandine a cercare almeno per una manciata di minuti un’altra vita. Mi asciugo le lacrime e me ne ritorno al letto. é inutile aspettarlo in piedi. Inutile aspettarlo comunque. Mi infilo sotto le coperte e chiudo gli occhi...pregando di restare in quel sogno e non svegliarmi ... pregando di avere solo un’altra vita... una sola...
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Any
сообщение 14.1.2008, 17:54
Сообщение #4


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Allora... domani provero di pubblicare un altro racconto... piu ridicolo!!!
Должна сказать, что основной смысл кажого рассказа кроется в самом конце и обычно бывает неожиданным...
Я читала много критики на приведенный выше рассказ... и в большинстве своем это хвалебные отзывы!!!
Мне сложно судить, потому что многое остается для меня не вполне раскрытым из-за моего "немдеального" итальянского!
Но могу вас уверить, что рассказы действительно достойные!!! )))

A presto!
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Maryana
сообщение 14.1.2008, 18:19
Сообщение #5


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Ого, жаль не могу похвастаться таким знанием языка... whistling.gif

Умница, я думаю, оценят.. мне так кажется flowers1.gif


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Any
сообщение 14.1.2008, 18:34
Сообщение #6


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Цитата(Maryana @ 14.1.2008, 18:19) *

Ого, жаль не могу похвастаться таким знанием языка... whistling.gif

Умница, я думаю, оценят.. мне так кажется flowers1.gif


Спасибо, солнце!!! Но это не я писала... biggrin.gif
Однако я читала... и постоянно читаю... много читаю... мечтаю писать на итальянском также хорошо как на русском... перевести свой диплом журналиста на ит язык и работать там со словом также свободно, как тут! smile.gif
Но вот времени уйдет на это целая тонна 450.gif

Мне очень нравятся рассказы этого автора!!! Он очень талантлив!
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Maryana
сообщение 14.1.2008, 19:05
Сообщение #7


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О, это отличная идея!!

Ты же идёшь на встречу? вот там ты мне и расскажешь кого читаешь 392.gif


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Any
сообщение 14.1.2008, 21:08
Сообщение #8


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Цитата(Maryana @ 14.1.2008, 19:05) *

О, это отличная идея!!

Ты же идёшь на встречу? вот там ты мне и расскажешь кого читаешь 392.gif


Ok! Ok!!!!! biggrin.gif
А ты читаешь на ит? Понимаешь?
Я ведь тоже не очень говорю, пока, надеюсь... 450.gif
Я с таким упоением читаю ит язык... даже если уже не понимаю! smile.gif biggrin.gif
Например в этом рассказе я поняла основную мысль... но многое осталось для меня не совсем понятным...
И оканчиваеся так неожиданно... biggrin.gif
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Altanka
сообщение 14.1.2008, 23:08
Сообщение #9


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Я хоть и все поняла, но к сожалению восторгов разделить не могу.. И дело не в сюжете даже, а в стиле письма. Нагромождения слов, через которые буквально продираться приходится, общая депрессивность, ошибки опять-таки blink.gif Не знаю, может впопыхах текст набирался, тогда еще можно понять.. На мой взгляд для избранного жанра такой тяжелый стиль совершенно не подходит, поскольку в результате эротизма никакого и не чувствуется biggrin.gif
Из любопытства дала мужу почитать. Думала, мало ли это во мне проблема, плохо еще понимаю. Но высказанное им по прочтении мнение полностью совпало с моим..

Может это просто неудачный образец творчества автора? Подождем следующую работу smile.gif
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Any
сообщение 15.1.2008, 10:39
Сообщение #10


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Цитата(Altanka @ 14.1.2008, 23:08) *

Я хоть и все поняла, но к сожалению восторгов разделить не могу.. И дело не в сюжете даже, а в стиле письма. Нагромождения слов, через которые буквально продираться приходится, общая депрессивность, ошибки опять-таки blink.gif Не знаю, может впопыхах текст набирался, тогда еще можно понять.. На мой взгляд для избранного жанра такой тяжелый стиль совершенно не подходит, поскольку в результате эротизма никакого и не чувствуется biggrin.gif
Из любопытства дала мужу почитать. Думала, мало ли это во мне проблема, плохо еще понимаю. Но высказанное им по прочтении мнение полностью совпало с моим..

Может это просто неудачный образец творчества автора? Подождем следующую работу smile.gif


Ошибки, думаю скорей всего с моей стороны... окей... сегодня публикую другой рассказ... biggrin.gif
Нельзя не учитывать также задумку и идею этого автора... многие итальянцы, которые читали тоже отмечали, что написано достаточно сложно... таким непростым языком... biggrin.gif
В любом случае приятно, что прочитали и оставили свой отзыв...
Пойдем дальше))) flowers1.gif
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Maryana
сообщение 15.1.2008, 11:50
Сообщение #11


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Цитата(Any @ 14.1.2008, 21:08) *

Ok! Ok!!!!! biggrin.gif
А ты читаешь на ит? Понимаешь?
Я ведь тоже не очень говорю, пока, надеюсь... 450.gif
Я с таким упоением читаю ит язык... даже если уже не понимаю! smile.gif biggrin.gif
Например в этом рассказе я поняла основную мысль... но многое осталось для меня не совсем понятным...
И оканчиваеся так неожиданно... biggrin.gif



Я, к сожалению, не читаю ( но это пока что)) bleh.gif
мне срочно надо подтянуть имтальянский к марту. Вот тогда и примусь за чтение...
того гляди, твои тексты комментировать начну smile253.gif


--------------------
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Any
сообщение 15.1.2008, 12:05
Сообщение #12


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Цитата(Maryana @ 15.1.2008, 11:50) *

Я, к сожалению, не читаю ( но это пока что)) bleh.gif
мне срочно надо подтянуть имтальянский к марту. Вот тогда и примусь за чтение...
того гляди, твои тексты комментировать начну smile253.gif


Давай! Супер! Мне тоже к маю надо подтянуть... собираюсь начать курсы! biggrin.gif
А ты все-равно пробуй читать! Это оч сильно помогает!!!! biggrin.gif

Целую!
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Any
сообщение 15.1.2008, 14:56
Сообщение #13


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ECCO NUOVO RACCONTO!!!!

Il mistero della Contessa Gaviota


Prima Parte

Il succo dell’intera vicenda è che, alla fine della fiera, a restarci veramente male non fu il mio caro amico Nando ma il ricchissimo e potentissimo Generale Croshenkjo...
In caso contrario, mai e poi mai avrei potuto parlarvi di accadimenti tanto intimi e personali.
Questi i fatti, come io stesso li ho vissuti.

La giornata a Westing House, la mia tenuta di campagna, era tiepida, primaverile, l’aria, talmente dolce e frizzante da regalare, a chi dal salone delle Feste fosse uscito sulla terrazza delle Rose, un’allegria capace di penetrare cuore e anima.
La vista del lago e dei peschi in fiore, un tripudio di colori e profumi da inebriare.
Ogni particolare denunciava la semplice e inesplicabile gioia della vita. Quella che ci coglie improvvisamente, che ci fa sorridere, che ci fa vedere i nostri affanni con il benevolo sguardo di un comprensivo genitore, pronto ad accettare e perdonare ogni intemperanza della giovane prole.
In tanto spettacolo una sola nota strideva: un uomo sulla trentina, alto, magro, vestito di scuro, da tempo entrato a far parte dei miei più cari affetti, l’ingegnere Nando Ludini. Stava appoggiato alla balaustra in marmo del terrazzo, assorto in una corrugata espressione, del tutto incredulo che la primavera, invece di sonnecchiare ancora un po’ sotto le spire del rigido inverno, fosse già esplosa sontuosa e regale come unica sovrana della natura e dei sentimenti di noi poveri mortali.
Mi avvicinai silenziosamente. Era talmente immerso nei suoi pensieri che non notò la mia presenza. Devo dire che, seppure a lui d’appresso, stentai a riconoscere in quella pallida figura il mio caro e fraterno amico. Dov’era finito l’uomo sempre presente a se stesso, costantemente pronto a usare il suo gelido e irresistibile umorismo all’inglese? Il vecchio Sir Douglas Turlopp-Ludini, il nonno paterno da cui Nando aveva ereditato titolo e genia, era un faccendiere di dubbia fama i cui guadagni servirono a mercanteggiare il regale titolo sdoganando, così, un nome fino ad allora noto solo negli speziati bordelli delle lontane Indie, di cui egli era orgoglioso proprietario.
Ebbene, persino Sir Douglas, pace all’anima sua, avrebbe fatto fatica a riconoscere il nipote in quell’essere ormai privo di qualsiasi vitalità che stava davanti ai miei occhi.
“Tutto bene?” chiesi.
Nando sussultò, come destandosi da un brutto sogno.
“Sam! Scusami, non ti avevo visto.”
Sorrisi, volgendo lo sguardo verso i giardini.
“Spettacolo meraviglioso – dissi – non si può che restarne incantati.”
“Già…” rispose Nando con voce spenta.
Ero sinceramente preoccupato della sua apatia, tuttavia conoscendolo, chiedergli qualcosa sulle sue attuali condizioni sarebbe stato del tutto controproducente. Avrei dovuto pazientare ancora, sarebbe stato lui stesso a confidarsi, ne ero sicuro.
Mai l’avevo visto così assente e, al contempo, così teso, gli occhi scuri inquieti di un animale selvatico chiuso forzatamente in gabbia.

Il cambio di umore di Nando era avvenuto l’altra mattina, improvviso come un lampo durante il temporale.
Stavamo di buon'ora passeggiando tra i filari del mio prezioso vigneto, suggendone l’intenso e fruttato profumo, quando George, una sottospecie di ominide ereditato dal mio incompianto genitore e che tutti si ostinavano a chiamare maggiordomo, ci disturbò come era sua abitudine, arrivando alle nostre spalle silenzioso e inevitabile come la morte.
“Mi scusi l’intrusione Sir Ludini… – biascicò con un tono di voce eguale ad una brutta parodia di affettato inglese – C’è una lettera per Lei.”
Naturalmente nel porgere la busta a Nando, da sotto le cispose ciglia, mi rifilò una delle sue solite oblique occhiate.
“Puoi andare George... – replicai stizzito – e sta attento, le zolle sono così fresche che potresti slogarti una caviglia. Che il cielo non voglia!”
“La ringrazio Signore, non posso che augurarLe altrettanto!” rispose, accomiatandosi subito dopo aver accennato un inchino altezzoso.
Per qualche istante lo seguii con lo sguardo. Non camminava ma, seguendo la sua natura, semplicemente strisciava.

Seconda Parte

Quando prestai di nuovo attenzione all’amico Nando, l’essergli accanto mi permise di notare che la busta che George gli aveva consegnato non riportava nomi ma solo l’indirizzo: Prinz-Eugen-Strasse 27, Wien, 1030, scritto con una calligrafia femminile. Il riferimento alla residenza Belvedere, in apparenza anonimo, fu sufficiente ad accendere una fiamma nei suoi occhi.
Con fare indifferente infilò la missiva nella tasca interna della giacca, ma da quel momento smise di parlare. Era evidente che ormai tutti i suoi pensieri circondavano quella busta con la stessa intensità con cui si abbraccia un’amante segreta e desiderata, rendendolo del tutto incapace di badare ulteriormente alle mie parole.
Tanto valeva interrompere la nostra passeggiata. Guardai l’orologio e mi accomiatai adducendo come scusa un’importante telefonata di lavoro a Londra. Entrai in casa e, senza essere visto, scrutai il mio caro amico da una delle ampie finestre che si affacciavano sui giardini. Ero sicuro che avesse già aperto la busta e divorato le parole custodite nella lettera, invece, con mia grande sorpresa, era là immobile a contemplare la busta ancora chiusa quasi fosse un oggetto sconosciuto e misterioso.
La girava e rigirava convulsamente tra le mani, come se una simile manipolazione avesse potuto cancellare qualsiasi brutta notizia in essa contenuta.
Quella sera non venne a cena, disse che si sentiva stanco e che si sarebbe ritirato nelle sue stanze, senza indulgere ai piaceri del cibo e del vino, godimenti da sempre particolarmente cari ad entrambi.
Un tale fatto era così insolito da togliere appetito persino a me.
Era da poco passata la mezzanotte quando, passeggiando nei giardini in attesa di un sonno che non arrivava, casualmente mi ritrovai proprio sotto le sue finestre tuttora illuminate. Divorato dalla curiosità mi avvicinai e, sorreggendomi sui capitelli, mi sporsi ad osservare cosa stesse accadendo. Nando era in piedi. Ancora vestito camminava avanti e indietro nervosamente.
Teneva tra le mani la “Lettera”. Riuscii a vedere che si trattava di una pergamena del tutto particolare, non solo per il colore ma anche per le incisioni floreali che ai bordi ne incorniciavano la parte scritta.
Solo una volta mi era capitato di vedere una pergamena simile, impossibile da dimenticare. Accadde una sera, in casa del famoso Generale Croshenkjo, uomo perso dietro a una misteriosa donna che sembrava volesse giocare con i suoi sentimenti, senza avere alcun riguardo né per la carica né per l’uomo. Una donna il cui nome mi fu svelato dal Generale proprio in quell’occasione.
Ed ora, ecco di nuovo davanti ai miei occhi l’inconfondibile pergamena capace di destare tante infelici passioni.
Ormai non avevo più dubbi, la lettera tra le mani di Nando era della Contessa Gaviota!

Il giorno successivo sarei dovuto andare a Londra per incontrarmi con Sir Charles Fawely, Presidente della Iron Inc., una delle più importanti società produttrici di profilattici d’Inghilterra, da me recentemente acquisita.
Si doveva decidere la campagna pubblicitaria per contrastare la diffusione delle malattie veneree.
Per l’occasione avevo con me un paio di nuovi modelli che avrebbero ridisegnato in mio favore il mercato dei condoms.
Naturalmente tutti i prototipi erano stati testati dalla mia governante, Miss Lily Rawley, una cinquantenne piuttosto vitale che si immolò per la nobile causa senza alcuna riserva.
Debbo dire che, in quel periodo, il morale del giardiniere, dello stalliere e del cuoco migliorarono sensibilmente di pari passo al consumo di zabaioni.
Se riuscimmo a preparare i modelli definitivi dei nuovi profilattici in tempo per la vicina campagna pubblicitaria fu solo merito suo. I rapporti da lei redatti erano molto particolareggiati, a tal punto che pensai li scrivesse durante “l’atto” tra gemiti, spinte pelviche e singulti di passione.
Miss Rawley era stata da me prescelta per la sua più che considerevole esperienza acquisita in gioventù in questo campo. Oh, niente di disonorevole, per carità! A diciotto anni era stata Presidentessa della Confraternita “Deflorazione e Bon-ton”, associazione che annoverava tra le sue fila le più oneste e caste (beh, ...caste almeno fino al momento dell’iscrizione!) fanciulle dell’Essex, avvezza, quindi, alle più piccole sfumature riguardanti l’accoppiamento o, come usava sempre dire lei, la congiunzione carnale di due anime.

Tutto era pronto per la mia partenza. George, il mio infedele maggiordomo, aveva già “lanciato” le valigie nella Jaguar, dopo averle trascinate malamente per tutto il piazzale, consumandone il prezioso tessuto. Al ritorno gliel’avrei fatta pagare... magari nascondendogli una tagliola nel letto o infilando una vedova nera in una delle sue scarpe.
Sul viale alberato antistante l’entrata della tenuta, l’auto era in moto, lucida e scalpitante.
Entrai nell’abitacolo e sfrecciai via. Ma a pochi chilometri da Westing House decisi di tornare indietro.
Di colpo avevo realizzato che non era giusto lasciare Nando nelle penose condizioni in cui versava.
Che l’Inghilterra e i suoi regali “gingilli” aspettassero pure! Al momento un caro amico aveva bisogno di me e questa era una priorità che non poteva essere disattesa!

Terza Parte

Disposi tutto affinché Nando non si accorgesse della mia rinuncia al viaggio. Doveva credere di essere solo a Westing House. Avevo assoluto bisogno di sapere se il mio fraterno amico avesse l’intenzione di compiere qualche sconsiderato gesto, considerazione questa non del tutto infondata visto il suo attuale precario umore. Naturalmente dovetti foraggiare il silenzio della servitù e, soprattutto, del mio odioso maggiordomo. Solo con ciò che elargii a lui, pagai la connivenza di tutti gli altri!
L’odioso George necessitava di parecchio denaro per soddisfare i suoi insani e costosi vizi di peccatore incallito! Sicuramente lo avrebbe speso nel club sadomaso nell’Hampshire, noto per la dissoluzione dei soci e per le meravigliose costatine d’agnello servite sul nudo corpo di obbedienti geishe giapponesi...
Mi ritirai nell’ala nord della tenuta, da tempo ormai dismessa. Lo studio del nonno era l’unica stanza ancora in perfette condizioni. Così, durante la mattinata, seduto sulla mia Sheffield, sorseggiando dell’ottimo thè Ceylon al limone, ebbi modo di pensare al primo incontro tra la Contessa Gaviota e Nando.
I due si conobbero verso la fine dell’anno 2004 al famoso Ballo della Rosa nel Principato di Monaco. Benché Nando fosse di natura assennata e seriosa, anni addietro ero riuscito a corromperlo, più che a convincerlo, ad accompagnarmi nelle mie spensierate scorribande alla ricerca di giovani fanciulle da accalappiare.
Ben presto diventammo due impenitenti rubacuori, ricercatissimi in tutte le migliori feste in giro per l’Europa.
Al ballo delle Rose non potevamo evidentemente mancare.
Nel grande salone illuminato da mille luci sfolgoranti, quell’anno una sola donna teneva saldamente la scena.
Con pieno merito, oserei dire.
La Contessa Gaviota era davvero di una bellezza fuori del comune.
Si vociferava che ella appartenesse alla reale casata dei Romanov, voci peraltro confermate dai suoi decisi lineamenti, dai morbidi riccioli chiari, dagli occhi rubati all’algida volta tipica della steppa.
Nel suo sguardo vi era tutta l’inquietudine, la passione e l’intemperanza del popolo russo.
Tuttavia, malgrado la sua travolgente bellezza, erano ben pochi gli uomini che avevano l’ardire di avvicinarla, essendo ben chiaro che solo un domatore di tigri avrebbe potuto starle vicino senza essere sopraffatto e, in meno che non si dica, ridotto a brandelli.
Quella sera al ballo, dopo le consuete presentazioni e la cena, sperai di dar libero sfogo alla mia velenosa, taglientissima lingua e fare così a pezzi la Contessa di cui, da tempo, conoscevo vita morte e miracoli. Ma non riuscii a scambiare con il caro amico neanche una parola. L’attenzione di Nando non era che per lei e lei, dal canto suo, gli restituì lo stesso immediato e fatale interesse. Devo dire che se fosse scoppiato un incendio, entrambi sarebbero periti nelle fiamme. La sala, gli invitati, la musica, nulla esisteva più per quelle due anime completamente perse l’una nell’altra!
Purtroppo la Contessa aveva fama di collezionare uomini! I più potenti politici e i più facoltosi armatori d’Europa erano rovinosamente caduti ai suoi piedi, calpestando la propria dignità e soprattutto i propri patrimoni, sempre e solo a beneficio dell’incontentabile dama.
All’epoca Nando, benché benestante, non aveva ancora accumulato la piccola fortuna che il destino a breve avrebbe a lui riservato, ma possedeva bellezza e cuore, il che, unito alla sua proverbiale testardaggine e nomea di spezzacuori che ragazze in lacrime di mezza Europa gli avevano affibbiato, ne facevano la vittima predestinata di quella spietata donna.
Vittima e carnefice, ballando allacciati tutta la sera, fecero nell’anno 2004 il loro primo pregnante incontro. Posso solo immaginare ciò che successe nell’unica notte che i due trascorsero insieme al Plaza Hotel!
Nei mesi che seguirono Nando e io non avemmo modo di incontrarci, pur continuando a scriverci regolarmente, perseverando in un piacevole scambio epistolare a totale sprezzo del volgarissimo telefono.
La sua corrispondenza, seppur lentamente, però mutava,. Nelle sue lettere era sempre meno presente la scintilla, la joie de vivre tipica di Nando. Inizialmente non detti troppa importanza alla cosa ma poi le sue parole divennero cupe, seriose, permeate di una tale malinconica tristezza che decisi di invitarlo qualche giorno a Westington House per capire cosa gli stesse accadendo. Dentro di me immaginai che solo un’abile manipolatrice come la Contessa potesse essere la responsabile dell’infelicità del mio caro amico.
Naturalmente la mia era solo una supposizione, ma raramente il mio istinto sbagliava.
Sin dal primo giorno a Westington House, Nando sembrò come rinato. La mia presenza, il clima temperato, gli splendidi giardini in fiore, la tranquillità della campagna, tutto concorreva ad una sua rapida ripresa. Pareva persino che non pensasse più a Lei.
Purtroppo l’intempestivo arrivo della misteriosa lettera, qualche giorno dopo, mandò all’aria i miei sforzi.

Ovvio che non potevo permettere che lui si perdesse di nuovo nei tormenti.
Ma per aiutarlo, dovevo assolutamente conoscere il contenuto della lettera!
Riuscirci non mi sarebbe stato difficile.
La tenuta di Westington House, infatti, custodiva una serie di passaggi segreti che mi avrebbero permesso di girare indisturbato, entrando ed uscendo dalle mie stanze come da tutte le altre della casa.
Questo ingegnoso sistema, ideato dal mio eclettico prozio, si era rivelato prezioso in più di un’occasione. Come quando il maestro Delaveé, tanto noto per il suo genio musicale quanto per la maestria con la quale usava la sua preziosa “bacchetta”, ospite nella tenuta, si introdusse nel mio letto, probabilmente aiutato da quel bastardo di George, nella speranza di suonare a dovere il mio nobile fondoschiena. Fortunatamente quella sera non bevvi il mio amato tè, sicuramente edulcorato con qualche narcotico dall’infido maggiordomo, e riuscii a fuggire, infilando il passaggio segreto prima di essere infilato a mia volta!
Oppure come quando fui inseguito nel cuore della notte da Lady Lion e figlia. Lady Lion desiderava che impollinassi la sua prole femminile ancora pubescente in nome di un vecchio contratto stipulato dai nostri avi. Questo prevedeva che il più anziano degli Stoner deflorasse la primogenita dei Lion al compimento del suo tredicesimo anno di età.
Tale aberrazione era stata pattuita tra il mio pervertito prozio e lo sconsiderato, nonché avido, prozio della signora.
Ad ogni aurea inzaccherata nella verginale fenditura, il mio “amato” parente avrebbe donato ai Lion una cospicua porzione di terra. E così avrei dovuto fare anch’io. Fortunatamente, grazie a quei cunicoli segreti, riuscii ad evitare una incriminazione per stupro. Imputazione che sarebbe certamente arrivata se mi fossi trovato a tu per tu con i poderosi fianchi dell’avvenente primogenita dei Lion nell’oscurità della mia stanza. Devo infatti ammettere che la figliola non dimostrava affatto la sua giovane età.
Per fortuna un pizzico di buona coscienza riesce talvolta a sconfiggere i miei perversi geni ereditati!

La stessa buona coscienza che mi impedì di entrare quella notte nello studiolo di Nando.
Devo ammettere che la curiosità che attanagliava i miei pensieri era arrivata al culmine.
Conoscere le parole che avevano gettato in un simile sconforto il mio caro amico era diventata più che un’ossessione. Dovevo salvare Nando e per questo avevo rinunciato al viaggio a Londra!
Il piano prevedeva che avrei potuto leggere quella lettera, sfruttando i passaggi segreti che mi davano libero accesso anche alle sue stanze.
A gran fatica e proprio all’ultimo momento, però, desistetti dal farlo.
Agire alla sua insaputa sarebbe stata una bassezza, o meglio una di quelle bassezze che non si addicevano assolutamente alla mia persona.

Quarta Parte

Durante la giornata Nando si concesse solo qualche breve passeggiata nei giardini, e, inoltre, nessuna nuova lettera arrivò a Westington House.
Sopraggiunte le 19.00 decisi di fingere il mio rientro da Londra e subito dopo feci recapitare a Nando l’invito per la cena nella Sala Impero. Godendo delle prelibate pietanze preparate dal mio cuoco francese, avremmo potuto parlare apertamente dei suoi problemi. C’era in me la speranza che la forza della mia amicizia avrebbe potuto rasserenare, almeno in parte, il suo animo.
Purtroppo anche questa volta rifiutò l’invito.
Capii allora che la spinosa questione doveva essere affrontata senza più alcun indugio. Preparai un biglietto che feci consegnare da George personalmente nelle mani di Nando. Gli scrissi che lo aspettavo per le 22.00 nello studio e che, in caso di una sua indisposizione, lo avrei raggiunto nelle sue stanze, non potendo sopportare oltre questa situazione.
Non avrebbe potuto negarmi quest’incontro chiarificatore.
Il pendolo segnava le 19.55 quando il crepitio del fuoco nel cammino fu sovrastato dal suono secco e imperioso di nocche sulla porta. Avrei riconosciuto quella sequenza tra migliaia!
Io avevo il cuore in tumulto, lui pareva come in preda ad uno stato febbrile.
“Buonasera, amico mio.” mi disse con un filo di voce.
Lo feci accomodare nella poltrona dirimpetto alla mia, davanti il camino. Versai per entrambi uno scotch, la cui temperatura di ventidue gradi era mantenuta dalla fiamma della candela disposta sotto la preziosa bottiglia. Nel frattempo scrutavo ogni espressione del viso del mio caro amico.
Il suo sguardo era assorto e sovente la sua bocca tradiva, con movimenti nervosi e improvvisi, un’apparente calma. Le sue mani invece che essere distese sui morbidi braccioli della poltrona erano intrecciate e strette a tal punto da sbiancarsi.
Era del tutto evidente che Nando avesse bisogno di aiuto!
“Non credo ci sia bisogno di convenevoli tra noi.” dissi.
Nando annuì.
“Sapevo del tuo precario stato emotivo già da mesi. Ero stato avvertito da comuni amici. Per questo decisi di invitarti a trascorrere qualche giorno a Westington House, lontano dagli affari e, magari, da ciò che era la fonte della tua apprensione. Tutto sembrava andare per il meglio e se non fosse stato per l’arrivo della lettera… Ti prego di scusarmi, ma non ho potuto fare a meno di leggere l’indirizzo del mittente. Quella lettera è della Contessa, vero?
La mia domanda non ebbe risposta. Nando, non potendo contraddirmi, continuava a tacere.
“Perché hai continuato a cercarla? Ti avevo avvertito.” insistetti.
“Ne sono innamorato, Sam... perdutamente innamorato.” disse alfine in un sospiro.

Quinta Parte

Ebbi un tuffo al cuore. Cosa mai aveva fatto quella donna per ridurre il mio caro amico in tale stato?
“Capisco…” dissi in tono grave.
Ma Nando non ascoltava. Era completamene perso nei suoi pensieri.
Poi di colpo cominciò a parlare a voce alta:
“Mai mi è capitato di provare simili sensazioni. I suoi occhi... la sua voce... tutto di lei è in grado di far vibrare la mia anima! Ma ora lei…”
Sfilò la lettera dalla tasca interna della giacca, porgendomela.
“Tieni. - disse - È giusto che tu sappia. Non voglio ci siano segreti tra noi...”
Quando aprii la lettera un intenso e dolce profumo mi pervase.
Cominciai a leggere:

Amore caro,
questo è un addio.
Uno stato di penosa inquietudine mi accompagna ormai da mesi.
L’amore che provo per te è un sentimento che non posso più domare.
Ciò che desidero è essere tra le Tue braccia, sentire le Tue labbra sulle mie, bere le Tue dolci parole... capaci, loro soltanto, di farmi sentire viva.
Tutto questo, però, mi è insopportabile! Come potrei vivere la mia vita in questo modo?
Sarei solo una bambola tra le tue mani. Una bambola con la quale giocheresti fino a stancarti, per poi lasciarmi sola e disperata... animata solo dalla speranza di essere nuovamente da Te posseduta.
La Contessa Gaviota non può accettare di essere travolta da un così impetuoso fiume di passione...
No! Nemmeno se quel fiume sei tu!
La libertà di agire e di pensare sono cose troppo importanti per me, invece tu sei riuscito a soggiogare la mia anima e il mio corpo. Non posso permetterlo!
Sono costretta a fuggire lontano da te.
Fra una settimana sposerò il Generale Croshenkjo. Da tempo ha chiesto ufficialmente la mia mano. Costui è un uomo di grande levatura morale, appartiene ad una delle più importanti famiglie russe e, soprattutto, è perdutamente innamorato di me. Io quest’uomo lo disprezzo! E’ un bamboccio che potrò, a differenza di te, manipolare a mio piacimento.
Però lui è la mia ancora di salvezza.
Sporcherò il mio amore per te a tal punto da diventare una donna indegna persino di passarti accanto…
Non provare a raggiungermi! Oggi stesso partirò per Mosca e da lì andremo verso una provincia a me sconosciuta.
Anche se fuggo da te, tu sei e sempre sarai il mio unico e solo amore.
Bagno questo foglio con le mie lacrime, segno del mio incontenibile ardore...
Addio...

Tua Gaviota.

Finita la lettura, purtroppo non riuscii a trattenermi e sbottai in un:
“Questa donna è di una malvagità e perversione intollerabile!”
Forse non avrei dovuto pronunciare tali parole. Avrei dovuto vagliarle con la ragione, ma l’istinto ebbe il sopravvento. La reazione di Nando fu immediata e violenta, tipica degli innamorati.
“Non permetterti!” gridò alzandosi in piedi, ritrovando di colpo le forze che sembravano averlo abbandonato. E mentre il suo viso era attraversato dalle stesse fiamme che si rincorrevano nel cammino, fece il gesto di saltarmi addosso.
“Scusami. Non era mia intenzione offenderti.” dissi abbracciandolo.
Il mio tono di voce conciliante ebbe su di lui un effetto prodigioso ed immediato.
Si riaccomodò in poltrona, chiedendomi perdono per il suo scatto d’ira. Poi abbassò la testa e si portò le mani tra i capelli.
“Che mi sta succedendo Sam? Cosa?” mormorò tra le lacrime.
Provai pietà per quello straccio d’uomo, ma esitai ad esternare tale mia commiserazione, anzi mi costrinsi a giocare tutte le mie carte. Quale che fosse il prezzo da pagare.
Mi alzai ed andai allo scrittoio. Da un cassetto chiuso a doppia mandata presi una busta e gliela diedi. Prima che l’aprisse lo avvertii:
“Mi dispiace per ciò che apprenderai, ma per salvarti non ho altra scelta!”
Senza farsi pregare, svuotò il contenuto della busta sulle ginocchia, e ciò che vide lo colpì con tale violenza che per qualche minuto non si mosse. Non disse una parola, non fece un solo movimento. Lo vidi impallidire mentre sul suo volto si disegnava un ghigno di profondo sdegno:
“Ma... la Contessa è un... uomo…” sillabò a fior di labbra.
Dopo di ciò, Nando svenne.

Ebbene si! Questa era la brutale realtà! La contessa Gaviota era un uomo!

Nella busta c’erano delle foto di lei nuda e alla radice delle cosce, al posto della muliebre fenditura, un prepuzio splendeva tronfio e pomposo. Cosce, a dir la verità, decisamente appetibili, lisce e di eccellente fattura. La Contessa aveva una vita sottilissima, lombi da far girar la testa persino a un cieco e due rigogliosi seni che urlavano a gran voce mani vogliose. A parte quell’insignificante “ospite” tra le gambe (...beh, non proprio insignificante, visto l’ingombro), tutto il resto del suo corpo era desiderabilmente femminile.
Allorché Nando rinvenne, era ancora visibilmente agitato, ma il suo cervello stava decisamente tornando alla normalità. Ci mise una buona mezz’ora a superare lo shock della rivelazione e prima di ritirarsi nelle sue stanze, mi parlò dell’unica notte passata tra le lenzuola della Contessa e della sua ostinata richiesta di essere deflorata da terga.
“Ora tutto mi è chiaro, fin troppo chiaro! – esclamò – L’unico aspetto positivo di quella notte d’amore, fu nel non essermi prestato ai giochi che lei mi proponeva. Se solo avessi acconsentito, oggi sarei un affezionato cliente delle ditte produttrici di unguenti e balsami a beccuccio rettale!”

Verrebbe da dire che “non tutto il male viene per nuocere”, di dolore egli ne avrebbe sentito parecchio, viste “certe dimensioni” ritratte in primo piano nelle foto!
I giorni successivi Nando li passò a letto. Fu preda di numerosi conati di vomito e si sottopose a ripetuti e accurati, quanto inutili, lavaggi alla lingua e alle labbra che tante volte avevano baciato la Contessa. Dopo circa una settimana il mio caro amico si riprese completamente.
Riuscì persino a ridere con me del pericolo scampato e tante volte il nostro pensiero corse inevitabilmente al futuro sposo della Contessa.
Una domanda aleggiava fra di noi e fui io, alfine, a pronunciarla:

“Secondo te, come la prenderà il Generale Croshenkjo?”

Spero di trovare vostro opinione...
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Altanka
сообщение 16.1.2008, 11:05
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Второй рассказ читается намного приятнее. Посмеялась biggrin.gif Впрочем, это абсолютно не мой жанр..
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Any
сообщение 16.1.2008, 11:31
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Цитата(Altanka @ 16.1.2008, 11:05) *

Второй рассказ читается намного приятнее. Посмеялась biggrin.gif Впрочем, это абсолютно не мой жанр..


Я его несколько раз пыталась перечитывать, потому что мне тяжело дается пока... многих слов не знаю... 450.gif
Но когда окончательно въехала... тоже посмеялась от души...
Концовка мне очень понравилась biggrin.gif

Чмоки flowers1.gif


P.S. Еще я сначала была так горда, что есть связь с Россией... а потом, когда поняла, чем дело кончилось... даже возмутиться хотела! biggrin.gif huh.gif
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